SERVO DI DIO ANASTASIO ALBERTO BALLESTRERO
Se la “Gaudium ed spes” si fosse chiamata “Angor et luctus”, come sembrava ormai deciso, non sarebbe stato proprio la stessa cosa. Perché non si tratta di una semplice inversione di termini (“gioie e speranze” anticipate a “tristezze e angosce”), piuttosto di un approccio positivo a quanto di “genuinamente umano” la comunità dei cristiani è disposta ad assumere per sentirsi “realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia”. E che conferma la spiritualità “positiva” e l’ottimismo cristiano che animano colui che ha il merito di questo cambiamento. “Il Signore mi ha preso presto, perché ero un bel tipo! Ho capito poco, ma ho capito che dovevo dirgli di sì”, dice di se stesso ricordando gli inizi della sua vocazione. In effetti ben pochi sarebbero pronti a scommettere sul buon esito di una chiamata “contemplativa” per quel bimbo di 11 anni, irrequieto e vivace, figlio di un magazziniere del porto di Genova. All’origine della sua chiamata “un prete felice di e...