SAN GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO

La gente lo chiama “il canonico buono” e tale è senz’altro, almeno per l’arcinota locuzione secondo cui la “vox populi” è facilmente identificabile con la “vox Dei”. Il che, tuttavia, non significa che “buono” equivalga a “convertito”, essendo la conversione una questione di cuore, che riguarda squisitamente il rapporto della creatura con il suo Creatore ed alla quale, il più delle volte, si arriva percorrendo la strada dei poveri: così è successo per madre Teresa di Calcutta, altrettanto per il canonico Giuseppe Benedetto Cottolengo, che della misericordia incarnata con la fantasia della carità è icona quantomai eloquente. Basterebbe, per provarlo, considerare il fatto che una delle due “porte sante” della diocesi torinese, nell’Anno Santo della Misericordia, è stata aperta proprio nel grandioso complesso della carità che dal suo fondatore prende nome, anche se alla parola Cottolengo si collega più facilmente la struttura, l’edificio, la realtà caritativa, che non la persona. A ...