SAN GIOVANNI NEPOMUCENO


Il suo culto dovrebbe tornare in auge, visti i sempre maggiori rischi di alluvioni ed esondazioni che minacciano il nostro territorio. Ma  lui, Giovanni di Nepomuk, che di ponti acque ed alluvioni varie da sempre è il protettore, emerge dalle nebbie della storia in contorni un po’ sfocati al punto che nei primi decenni del secolo scorso ne fu messa in dubbio addirittura l’esistenza e pertanto numerose sue statue sono state abbattute o rimosse. Cominciamo subito dalla tradizione più antica, messa in dubbio specialmente in ambito protestante, in cui  si parla dell’eroismo di  un certo “Magister Jan”, originario di Nepomuk in Boemia, che pur di non tradire il segreto della confessione viene gettato vivo nella Moldava, morendovi per affogamento. Protagonisti di questo macabro fatto di cronaca nera che si tinge di martirio, oltre al già citato prete Giovanni, c’è naturalmente un re corrotto e vizioso, non a caso ribattezzato il “re fannullone”, quasi a confermare che l’ozio è davvero il padre dei vizi. E poiché, sempre per rimanere nell’ambito della sapienza popolare, “chi ha il difetto ha il sospetto”, ritiene che viziosi al pari di lui debbano essere tutti, a cominciare dalla regina sua moglie, da lui quotidianamente tradita con le cortigiane di turno e dalla quale ovviamente pretende una fedeltà adamantina. E tale è davvero questa povera regina, che nella fede ha cercato conforto alla sua disastrata situazione coniugale, trascorrendo ore intere in preghiera e accostandosi spesso alla confessione dal prete Giovanni, ottimo predicatore e famoso direttore di coscienze. Nella mente malata di re Venceslao si è introdotto intanto anche il tarlo della gelosia, che prima gli fa immaginare una tresca della moglie con il confessore e poi l’esistenza di un amante di cui il prete non può non essere a conoscenza. Crede di averne conferma il giorno in cui questi lo svergogna nel bel mezzo di un pranzo luculliano, davanti ad illustri ospiti, perché lo ha sentito ordinare, forse per scherzo, certamente con dubbio gusto, di far arrostire il cuoco che non ha fatto cuocere bene l’arrosto. Il prete Giovanni, che sa fin troppo bene di cosa sia capace la testa matta del re, gli urla in faccia i suoi doveri di sovrano e di cristiano. Re Venceslao se la lega al dito e giura a se stesso di fargliela pagare; così un giorno, prima con le buone, poi con le minacce, gli ordina di raccontare per filo e per segno cosa la regina gli ha detto in confessione, nella speranza di sapere così finalmente qualcosa sulle di lei presunte vicende amorose. Non ha però fatto i conti con la ferma volontà e l’eroismo del prete Giovanni, che fermamente convinto dell’inviolabilità della confessione gli oppone un netto rifiuto. Il re si vendica così di questo e dell’altro “sgarbo” facendolo gettare di notte nel fiume, il 20 marzo 1393; oggi ancora si indica il posto esatto del ponte da dove sarebbe stato gettato e la gente qui passando si toglie il cappello, perché quel prete è stato subito venerato come martire e, per via della morte che ha fatto, lo invocano contro tutti i danni e i pericoli che possono venire dall’acqua. All’epoca della Controriforma, poi, i Gesuiti ne propagandano il culto in polemica con la teologia protestante che rifiuta il carattere sacramentale della confessione, e così Giovanni da Nepomuk (o Nepomuceno) diventa il “martire del confessionale”. Sarà per questo motivo, o forse piuttosto perché le cronache si sono intrecciate e confuse, che compare un altro (o sempre il medesimo?) prete Giovanni, sempre di Nepomuk, intelligente, culturalmente ben equipaggiato, benvoluto dall’arcivescovo di Praga che lo vuole suo vicario. Sullo sfondo sempre il medesimo re Venceslao, che secondo questa tradizione, oltre che vizioso e corrotto, si dimostra anche usurpatore dei diritti della Chiesa. Per i suoi intrighi politici vorrebbe trasformare un’abbazia in sede vescovile da assegnare a persona di suo gradimento, ma anche in questo caso si scontra con l’intransigente volontà di Giovanni, che non gli cede neanche sotto le torture e che per questo viene gettato nel fiume il 16 maggio 1383. Certamente meno suggestiva della prima, anche questa tradizione conferma in ogni caso la resistenza del prete Giovanni allo strapotere del re e nulla, almeno in teoria, vieterebbe che, di entrambe potrebbe essere stato protagonista l’unico eroico prete. Perché  da un prete che, per non tradire la confessione, si lascia anche ammazzare ci si può aspettare di tutto.

Commenti

  1. PETAK, 29. RUJNA 2017.
    EKSKLUZIVNO – Monsinjor Livi: „Prisiljeni na Correctio filialis, u Crkvi vlada velika pomutnja“


    „Crkva se nalazi u nezapamćenoj pomutnji, ali to vrijedi samo za one koji daju da ih se u nju dovede“, kaže to za La Fede Quotidiana monsinjor Antonio Livi, poznati teolog, voditelj stranice Fides et Ratio i, u prvom redu, jedan od svećenika potpisnika pisma – dokumenta „Correctio filialis“ koje je poslano Papi.

    Mons. Livi, zašto ste odlučili pisati ovo pismo i poglavito objaviti ga u javnosti?

    „Stoga što Papa nije poslušao kardinale koji su već ranije zakonitim putem predložili i podastrli Dubia glede pobudnice Amoris Latitia, ali i stoga što nije odgovorio nama koji smo mu se bili obratili dana 11. kolovoza. Dakle, nije bilo drugoga rješenja nego da ga u cijelosti objavimo u javnosti. Jasno, svjesni smo i predviđamo da ne će dati odgovor ni nama ako nije odgovorio četvorici kardinala.“

    Je li Bergoglio izrekao hereze?

    „Naša je nakana podsjetiti Svetoga Oca da ne daje glas heretičnim teolozima te mogućnost da provode svoju volju. Oni ga sada okružuju i imaju utjecaj na njega. Mislim na kardinala Kaspera i na eksponente Njemačke i argentinske biskupske konferencije. Papin način djelovanja jest poguban. Imamo pravo na jasnoću i na sigurnu riječ o toliko osjetljivim temama.“

    Ponavljamo, postoje li hereze kod Bergoglia?

    „On nije osobno ili formalno u herezi, nije to izrekao na očit način. On ne proglašava stvari koje su heretične, ali dopušta da ih drugi govore, a da ih ne ispravi i ne opovrgne, čak ih i podupire. Mislim da je svakako grijeh protiv razboritosti i štetna pastoralna praksa. Pokušavamo ga potaknuti da uvidi svoje pogrješke i u praksi, ali i u nauku koji je pod negativnim utjecajem modernizma. Ova je inicijativa bila nužna.“

    Zbog kojeg razloga dopušta drugima da govore heretične stvari?

    „Ne znam je li to računica, lukavost ili nedostatak razboritosti. Sigurno je da onima koji ga okružuju dopušta da ostvaruju u praksi pogibeljne i heretične tvrdnje koje utječu na dokumente. Mi želimo zaštititi Papu.“

    Kakva je situacija u Crkvi?

    „Crkva se nalazi u nezapamćenoj pomutnji, ali to vrijedi samo za one koji daju da ih se u nju dovede. Vjera nije u Bergogliovim riječima niti općenito u riječima papa, oni ništa ne izmišljaju. Sve se nalazi u Svetome pismu, u Tradiciji i u Katekizmu.“

    Je li Crkva podijeljena?

    „Pokazuje se da ovaj pontifikat u Crkvi stvara podjelu i pomutnju. Postoje svećenici i biskupi koji se ne slažu, mislim primjerice na biskupe SAD-a ili Poljske čiji su mnogi predstavnici kritični i ne slažu se s usmjerenjem.“

    Bergoglio inzistira na milosrđu....

    „Postoji retorika milosrđa, ali ne čini mi se da je i stanje stvari takvo. Nije se pokazao milosrdnim prema kardinalima potpisnicima Dubia i općenito, s onima koji imaju drukčije mišljenje od njega vrlo je strog. Ne čini ono što govori.“

    Bruno Volpe

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